Strade di Siena > Anello di Lecceto ed i suoi eremi

Fra boschi di lecci e di querce che creano un contesto naturalistico di rara bellezza, si sviluppa questa escursione che ha il suo epicentro nel magnifico e suggestivo eremo agostiniano di Lecceto.

Realizzato a circa otto chilometri dal centro di Siena, è situato all’interno di un’area denominata Grillanda. Il nome originale dell’eremo era Foltignano, ma già dal 1220 era conosciuto come Selva del Lago. Sembra che il nome Lecceto sia stato usato ufficialmente per la prima volta nel 1392.

Nella chiesa, decorata da affreschi, si trovano una lunetta e frammenti dipinti del XIV secolo, oltre a tracce di pitture del Quattrocento nei due chiostri.

In età napoleonica l’eremo fu soppresso e spogliato delle sue opere d’arte. Dal 1972 è monastero di clausura delle monache agostiniane.

Il percorso prevede (tramite il sentiero 113 del Club Alpino Italiano Sezione di Siena) l’attraversamento di magnifici borghi, come Palazzaccio di Toiano, Valli e Caldana.

Giunti a Pastine di Sotto, tramite il sentiero 116 è possibile raggiungere l’Eremo di San Leonardo al Lago, così denominato per la presenza di un lago prosciugato nel XVIII secolo. Nel 1239 l’Eremo di San Leonardo passò agli Agostiniani e nel 1250, con una bolla papale, fu unito a quello vicino e più noto di San Salvatore di Lecceto.

Aree Attraversate

Il profilo delle torri di San Gimignano, su un cielo di inizio estate all’imbrunire, potrebbe essere l’immagine iconica di questa terra, ma c’è molto altro che potrai cercare e trovare in Val d’Elsa, oltre a gioielli d’arte come Colle Val d’Elsa, Monteriggioni e la conosciutissima San Gimignano.

La Val d’Elsa è terra semplice, dolce e profumata di Vernaccia; è terra di gente operosa, che ha disegnato con il lavoro colline di olivi e vigne, gente che utilizzando quanto la natura sa offrire ha dato vita nei secoli a cartiere, cristalli preziosi ed opere d’arte. La val d’Elsa è patria di un genio precursore quale Arnolfo di Cambio, architetto, scultore e pittore.

Per chi non si accontenta di viaggiare in superficie la Val d’Elsa si rivelerà un vero gioiello, allontanandosi dagli angoli più conosciuti, dagli “scorci da cartolina” vi troverete in cammini da sogno, in una campagna solare e aperta, cullati dalle colline, accolti dalla pietra di poderi, pievi e piccoli borghi che vi inviteranno ad una sosta, chiedendovi di prendervi tempo, di riprendervi “il tempo”.

Di Siena e della sua armoniosa bellezza, hanno scritto in tanti, in tutti i tempi, ed è difficile inventarsi parole nuove per descriverne il fascino, soprattutto se non si è poeti. L’UNESCO l’ha dichiarata nel 1995 Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

José Saramago, scrittore portoghese e premio Nobel, era innamorato della Città e le ha dedicato parole che la descrivono con pennellate di emozione e passione profonde:

“Ed ecco Siena, la beneamata, la città dove il mio cuore si compiace veramente”. “Le tre colline su cui è costruita ne fanno una città dove non esistono due strade uguali, tutte contrarie ad assoggettarsi a qualsiasi geometria”. “Questo meraviglioso colore, il colore del corpo brunito dal sole, ma che è anche il colore della crosta del pane di granturco, questo colore meraviglioso va dalle pietre alla strada e ai tetti, addolcisce la luce del sole e si cancella dal viso le ansie e i timori”.

“Non può esservi nulla di più bello di questa città”. Piazza del Campo “una piazza inclinata e curva come una conchiglia, che i costruttori non vollero spianare ed è rimasta così, come se fosse un grembo”.

“Guardo i vecchi palazzi di Siena, case antichissime dove vorrei poter vivere un giorno, con una finestra tutta mia, affacciata sui tetti color argilla, sulle persiane verdi delle finestre, come nel tentativo di decifrare da dove venga questo segreto che Siena mormora e che io continuerò a sentire, benché non lo capisca, fino alla fine della vita”.

Le Crete Senesi sono paesaggio di terra. Pioggia e vento hanno modellato e disegnato le colline d’argilla come lo scorrere del tempo su un volto le rughe: asprezza e dolcezza, rotondità e spigoli, solchi profondi e leggeri pendii, i segni di una lunghissima vita vissuta intensamente.

Le Crete Senesi sono paesaggio di mare quando, verde d’erba, carezzata dal vento la distesa di colline sembra muoversi: onde, a perdita d’occhio, fino all’orizzonte. Un’illusione di infinito, uno spazio cristallizzato e immobile, che estrania l’anima. Poi… si alza un vento più forte e le nuvole corrono cambiando i colori al paesaggio, si muove un gregge, si riflette il sole sulla finestra di un isolato podere con accanto un cipresso, si aprono sterrati come cicatrici nel verde.

Luoghi ideali se si cerca di allontanarsi dal mondo, come fece Giovanni Tolomei, di importante e ricca famiglia senese, che nel 1313 trovò il suo luogo nel “deserto di Accona”, dove fondò l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, non lontano dal tracciato della Via Francigena che si snodava più a valle, dove l’acqua muoveva mulini e dava all’uomo i mezzi per vincere la natura.

La Via Francigena attraversa gran parte del territorio del Parco Artistico Naturale e Culturale della Val d’Orcia, un paesaggio ancora quasi identico a quello che attraversava il viaggiatore del medioevo. Rocche, castelli, pievi, abbazie, poderi, colline, cipressi, boschi, acque: immagini conosciute in tutto il mondo e che tutto il mondo identifica come esempio massimo di armonia tra uomo e natura.

Nel 2004 l’Unesco dichiara la Val d’Orcia Patrimonio Mondiale dell’Umanità con una motivazione esemplare per capire il valore e la bellezza di questa terra: “La Val d’Orcia è un eccezionale esempio del ridisegno del paesaggio nel Rinascimento, che illustra gli ideali di buon governo nei secoli XIV e XV della città-stato italiana e la ricerca estetica che ne ha guidato la concezione.

La Val d’Orcia, connubio di arte e paesaggio, spazio geografico ed ecosistema, è l’espressione di meravigliose caratteristiche naturali ma è anche il risultato e la testimonianza della gente che vi abita. Tra il paesaggio duro, accidentato delle crete e quello più morbido delle colline dove la macchia mediterranea, i vigneti, gli uliveti, le coltivazioni promiscue si scambiano e si intersecano in affreschi di rara bellezza, si comprende con chiarezza come e quanto abbia pesato la consapevolezza dell’uomo di dipendere, nelle sue opere, dalle risorse dell’ambiente circostante e dal loro utilizzo in modo non distruttivo”.

“Candidi soli e riso di tramonti
mormoreggiar di selve brune ai venti
con sussurio di fredde acque cadenti
giù per li verdi tramiti de’ monti..”

I versi di Giosuè Carducci, dedicati al Monte Amiata, sintetizzano, come solo la poesia sa fare, molte delle caratteristiche uniche di questa Montagna. Monte, con la M maiuscola, perché l’Amiata è la Montagna, sola e isolata, nel suo profilo conico di vulcano che segna l’orizzonte, con i suoi 1738 metri, svettando sui profili delle collina di Toscana meridionale e alto Lazio. Punto di riferimento fedele e confortante da sempre per chi, in questo paesaggio, nasce e cresce, e lo vede, al limite dello sguardo, ogni giorno, scintillante di neve nelle chiare giornate invernali o intensamente verde nelle altre stagioni.
Un vulcano spento che ancora respira e regala frutti preziosi. Sorgenti di acque dissetanti e di fiumi che scendono a creare placide valli, acque calde profonde e benefiche, boschi di alberi rari a certe latitudini dove, tra abeti bianchi, faggi e castagni, vivono cervi, daini e camosci. Sentieri da percorrere in bici o a piedi raccogliendo funghi e castagne, percorsi e discese con gli sci ai piedi, nei bianchi inverni, riposo sui prati verdi che si aprono nel fitto dei boschi, al fresco, in estate.
L’Amiata, le cui genti, da sempre, hanno carattere tipico degli isolani, di chi vive un mondo a sé e si fa di cultura propria e unica, fatta anche di leggende e mistero, di amanuensi e potenti abbazie, di guerrieri e rocche diventate borghi, di mistici visionari, di letteratura orale e popolare, di discese negli “inferi” delle miniere, di soffioni che escono dalla terra, come respiri profondi del Monte che l’uomo trasforma in energia.
Fascino e incanto, scoperte e incontri e lo stupore di una sguardo che non incontra ostacoli quando, dalla vetta, la vista spazia fino ai laghi laziali e al mare e apre l’anima all’infinito.