Strade di Siena > A Piedi sulla Francigena

Via Francigena - Passo passo nella Storia

Per secoli mercanti e pellegrini di ogni Paese percorsero la Via Francigena, o Romea, per giungere a Roma. La via Francigena era, nel medioevo, una delle più importanti vie di comunicazione europee.

La sua origine è strettamente legata al re longobardo Rotari, ma la conosciamo grazie a Sigerico, arcivescovo di Canterbury, che, nel 990, descrisse i 79 giorni di cammino del viaggio di ritorno da Roma nel suo “Itinerarium”, un diario con una straordinaria testimonianza della Via Francigena del X secolo.

La Francigena era un “cammino”, inteso non solo come strada ma, soprattutto, come percorso spirituale e di conoscenza, opportunità di scambi culturali oltre che commerciali, occasione di incontri.

Il Consiglio d’Europa, nel 1994, ha dichiarato la Via Francigena “Itinerario Culturale Europeo” ed oggi è percorsa da migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo.

Negli oltre 100 km del tratto senese la via Francigena attraversa la provincia di Siena da nord al confine con il Lazio. Il viaggiatore del XXI secolo che la percorre a ritmo lento, accompagnato dalla propria motivazione, non la troverà tanto diversa da quella descritta da Sigerico.

Le Strade di Siena sono conosciute, e riconosciute in tutto il mondo, come simbolo del paesaggio toscano, identificato dall’immaginario collettivo come sintesi perfetta di bellezza, dove convivono armoniosamente da secoli città d’arte e campagna, cultura e benessere, quiete e modernità.

Il Cammino è interamente segnalato, e ne viene costantemente curata la manutenzione, e il pellegrino/viandante di oggi potrà godersi in sicurezza quanto queste terre offrono: arte, cultura, paesaggio, acque termali, buon cibo, prodotti e vini d’eccellenza per gratificarsi dopo una lunga giornata di cammino.

Attraversare queste terre a piedi, prendendosi tutto il tempo necessario, lungo il tracciato della Francigena sarà un’esperienza unica, un viaggio emozionante ed emozionale, camminando nella storia attraverso San Gimignano, Colle di Val d’Elsa, Monteriggioni, Siena, Monteroni d’Arbia, Buonconvento, Montalcino, San Quirico d’Orcia, Castiglione d’Orcia, Radicofani e San Casciano dei Bagni, oltre alla variante di Abbadia San Salvatore.

Aree Attraversate

Il profilo delle torri di San Gimignano, su un cielo di inizio estate all’imbrunire, potrebbe essere l’immagine iconica di questa terra, ma c’è molto altro che potrai cercare e trovare in Val d’Elsa, oltre a gioielli d’arte come Colle Val d’Elsa, Monteriggioni e la conosciutissima San Gimignano.

La Val d’Elsa è terra semplice, dolce e profumata di Vernaccia; è terra di gente operosa, che ha disegnato con il lavoro colline di olivi e vigne, gente che utilizzando quanto la natura sa offrire ha dato vita nei secoli a cartiere, cristalli preziosi ed opere d’arte. La val d’Elsa è patria di un genio precursore quale Arnolfo di Cambio, architetto, scultore e pittore.

Per chi non si accontenta di viaggiare in superficie la Val d’Elsa si rivelerà un vero gioiello, allontanandosi dagli angoli più conosciuti, dagli “scorci da cartolina” vi troverete in cammini da sogno, in una campagna solare e aperta, cullati dalle colline, accolti dalla pietra di poderi, pievi e piccoli borghi che vi inviteranno ad una sosta, chiedendovi di prendervi tempo, di riprendervi “il tempo”.

Di Siena e della sua armoniosa bellezza, hanno scritto in tanti, in tutti i tempi, ed è difficile inventarsi parole nuove per descriverne il fascino, soprattutto se non si è poeti. L’UNESCO l’ha dichiarata nel 1995 Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

José Saramago, scrittore portoghese e premio Nobel, era innamorato della Città e le ha dedicato parole che la descrivono con pennellate di emozione e passione profonde:

“Ed ecco Siena, la beneamata, la città dove il mio cuore si compiace veramente”. “Le tre colline su cui è costruita ne fanno una città dove non esistono due strade uguali, tutte contrarie ad assoggettarsi a qualsiasi geometria”. “Questo meraviglioso colore, il colore del corpo brunito dal sole, ma che è anche il colore della crosta del pane di granturco, questo colore meraviglioso va dalle pietre alla strada e ai tetti, addolcisce la luce del sole e si cancella dal viso le ansie e i timori”.

“Non può esservi nulla di più bello di questa città”. Piazza del Campo “una piazza inclinata e curva come una conchiglia, che i costruttori non vollero spianare ed è rimasta così, come se fosse un grembo”.

“Guardo i vecchi palazzi di Siena, case antichissime dove vorrei poter vivere un giorno, con una finestra tutta mia, affacciata sui tetti color argilla, sulle persiane verdi delle finestre, come nel tentativo di decifrare da dove venga questo segreto che Siena mormora e che io continuerò a sentire, benché non lo capisca, fino alla fine della vita”.

Le Crete Senesi sono paesaggio di terra. Pioggia e vento hanno modellato e disegnato le colline d’argilla come lo scorrere del tempo su un volto le rughe: asprezza e dolcezza, rotondità e spigoli, solchi profondi e leggeri pendii, i segni di una lunghissima vita vissuta intensamente.

Le Crete Senesi sono paesaggio di mare quando, verde d’erba, carezzata dal vento la distesa di colline sembra muoversi: onde, a perdita d’occhio, fino all’orizzonte. Un’illusione di infinito, uno spazio cristallizzato e immobile, che estrania l’anima. Poi… si alza un vento più forte e le nuvole corrono cambiando i colori al paesaggio, si muove un gregge, si riflette il sole sulla finestra di un isolato podere con accanto un cipresso, si aprono sterrati come cicatrici nel verde.

Luoghi ideali se si cerca di allontanarsi dal mondo, come fece Giovanni Tolomei, di importante e ricca famiglia senese, che nel 1313 trovò il suo luogo nel “deserto di Accona”, dove fondò l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, non lontano dal tracciato della Via Francigena che si snodava più a valle, dove l’acqua muoveva mulini e dava all’uomo i mezzi per vincere la natura.

La Via Francigena attraversa gran parte del territorio del Parco Artistico Naturale e Culturale della Val d’Orcia, un paesaggio ancora quasi identico a quello che attraversava il viaggiatore del medioevo. Rocche, castelli, pievi, abbazie, poderi, colline, cipressi, boschi, acque: immagini conosciute in tutto il mondo e che tutto il mondo identifica come esempio massimo di armonia tra uomo e natura.

Nel 2004 l’Unesco dichiara la Val d’Orcia Patrimonio Mondiale dell’Umanità con una motivazione esemplare per capire il valore e la bellezza di questa terra: “La Val d’Orcia è un eccezionale esempio del ridisegno del paesaggio nel Rinascimento, che illustra gli ideali di buon governo nei secoli XIV e XV della città-stato italiana e la ricerca estetica che ne ha guidato la concezione.

La Val d’Orcia, connubio di arte e paesaggio, spazio geografico ed ecosistema, è l’espressione di meravigliose caratteristiche naturali ma è anche il risultato e la testimonianza della gente che vi abita. Tra il paesaggio duro, accidentato delle crete e quello più morbido delle colline dove la macchia mediterranea, i vigneti, gli uliveti, le coltivazioni promiscue si scambiano e si intersecano in affreschi di rara bellezza, si comprende con chiarezza come e quanto abbia pesato la consapevolezza dell’uomo di dipendere, nelle sue opere, dalle risorse dell’ambiente circostante e dal loro utilizzo in modo non distruttivo”.

“Candidi soli e riso di tramonti
mormoreggiar di selve brune ai venti
con sussurio di fredde acque cadenti
giù per li verdi tramiti de’ monti..”

I versi di Giosuè Carducci, dedicati al Monte Amiata, sintetizzano, come solo la poesia sa fare, molte delle caratteristiche uniche di questa Montagna. Monte, con la M maiuscola, perché l’Amiata è la Montagna, sola e isolata, nel suo profilo conico di vulcano che segna l’orizzonte, con i suoi 1738 metri, svettando sui profili delle collina di Toscana meridionale e alto Lazio. Punto di riferimento fedele e confortante da sempre per chi, in questo paesaggio, nasce e cresce, e lo vede, al limite dello sguardo, ogni giorno, scintillante di neve nelle chiare giornate invernali o intensamente verde nelle altre stagioni.
Un vulcano spento che ancora respira e regala frutti preziosi. Sorgenti di acque dissetanti e di fiumi che scendono a creare placide valli, acque calde profonde e benefiche, boschi di alberi rari a certe latitudini dove, tra abeti bianchi, faggi e castagni, vivono cervi, daini e camosci. Sentieri da percorrere in bici o a piedi raccogliendo funghi e castagne, percorsi e discese con gli sci ai piedi, nei bianchi inverni, riposo sui prati verdi che si aprono nel fitto dei boschi, al fresco, in estate.
L’Amiata, le cui genti, da sempre, hanno carattere tipico degli isolani, di chi vive un mondo a sé e si fa di cultura propria e unica, fatta anche di leggende e mistero, di amanuensi e potenti abbazie, di guerrieri e rocche diventate borghi, di mistici visionari, di letteratura orale e popolare, di discese negli “inferi” delle miniere, di soffioni che escono dalla terra, come respiri profondi del Monte che l’uomo trasforma in energia.
Fascino e incanto, scoperte e incontri e lo stupore di una sguardo che non incontra ostacoli quando, dalla vetta, la vista spazia fino ai laghi laziali e al mare e apre l’anima all’infinito.